Deledda in Cammino 1st Stop
italiano

Presentazione

Deledda in cammino 2021

Terza Tappa – Parigi Istituto Italiano di Cultura

 

Siamo lieti di poter condividere la terza tappa del progetto internazionale Deledda in cammino, dedicato ai prossimi 150anni dalla nascita del Premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda, con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, un’istituzione culturale di grande valore che promuove la cultura italiana all’estero. La nostra Associazione Compagnia Teatrale García Lorca, offre il proprio contributo culturale con lo spettacolo teatrale “La via del Male” di Grazia Deledda. L’adattamento, curato da Patrizia Viglino, offre un condensato del romanzo mantenendo tuttavia le caratteristiche del linguaggio della scrittrice, i modi di dire, le costruzioni linguistiche che sembrano tradotte dal sardo e per questo tanto più originali ed estremamente efficaci e concrete e, inoltre, dando vita alle parti dialogate che confermano i romanzi della Deledda molto adatti per la scena teatrale.

La scelta stilistica è caduta sul monologo e sul teatro di narrazione per conservare la progressione della storia costruita come una tragedia greca. Il destino sembra abbattersi sui personaggi che si trovano costantemente ad un bivio e le cui scelte influenzano l’esito finale. Il testo parla del tema della scelta individuale quando la storia individuale assume i connotati di una storia universale che possa fare da monito. La via del male è la via del compromesso con sé stessi, la difficoltà di operare delle scelte consapevoli.

Lo spettacolo, interpretato da Patrizia Viglino e accompagnato al pianoforte da Antonella Chironi, è in lingua italiana senza sottotitoli e senza doppiaggio.

 

 

 

La storia

 

La via del male è una storia tratta dalla realtà e ambientata nella città natale della Deledda, Nuoro.

Sono due i personaggi principali messi in evidenza anche dall’adattamento: Maria Noina e Pietro Benu, mentre tutti gli altri fungono da meccanismi drammaturgici.

Maria Noina è una giovane donna di famiglia benestante che ambisce ad un ricco matrimonio ma che finisce per innamorarsi del suo servo Pietro Benu. Quest’ultimo è l’homo faber, colui che grazie alle proprie virtù e in particolare al proprio lavoro può occupare un posto onorato nella società agro pastorale del centro Sardegna.  Tuttavia, l’amore per Maria Noina, lo trasforma in un essere ambizioso e volitivo, disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo, pur di sfuggire alla povertà che gli impedisce di conquistare il suo amore. La relazione d’amore tra Maria Noina e Pietro Benu, ostacolata dalla differenza sociale tra i due, si trasforma in un dramma e poi in una tragedia. A muovere il destino è la gelosia di Sabina, cugina di Maria Noina, povera anch’ella e innamorata di Pietro Benu con il quale spera fino alla fine di combinare un matrimonio, ignara della relazione dei due amanti. La sua delusione e la sua vendetta finale segneranno per sempre la vita di Maria Noina.

Pietro Benu invece, tradito e ingannato dalla donna che gli aveva giurato fedeltà, si trasforma da ingenuo e semplice in un cinico ladro e assassino, divorato dall’odio e dal risentimento che conserverà come una pietra tombale. La vittima sacrificale, Francesco Rosana, l’uomo che ha tutto nella vita, ma non l’amore, l’uomo onesto e buono laverà col sangue questa terribile vicenda che la Deledda aveva tratto da una storia vera, realmente accaduta ai suoi tempi. Come era suo uso, Grazia Deledda infatti andava alla ricerca di storie per i suoi romanzi e scriveva di ciò che la circondava restituendoci uno spaccato sociale e culturale estremamente fedele del suo tempo.

“La via del male”, pubblicato per la prima volta nel 1896 è ancora oggi attuale e ci rivela una società arcaica legata al modello agro pastorale dove la donna era libera di scegliere il proprio marito ma essendo vincolata alle regole sociali aveva su di sé il peso di questa scelta. La figura del servo è poi emblematica di quel mondo. La parola stessa “servo” è ancora oggi in uso in Sardegna per indicare colui che non possedendo nulla, mette al servizio di un “padrone”, ossia di un proprietario, il proprio lavoro divenendo di fatto persona fidata, quasi un familiare.

Pochi i termini che nel testo rimandano al sardo. Tra questi la parola Tanca o Tancas al plurale che indica il costume di “chiudere” i terreni che venivano usati per il pascolo trasformandoli da uso comune a uso privato. La fortuna di molti possidenti terrieri nel XIX secolo è avvenuta in questo modo. Il romanzo è anche un pretesto per parlare delle tradizioni tanto care ai nuoresi, come la camminata notturna verso il Monte Gonare dove il santuario della Madonna era occasione di incontro sociale e di fidanzamento. Con “La via del Male” Grazia Deledda si rivela, fin dagli esordi, nella sua potenza trasgressiva e rivoluzionaria di giovane donna ribelle che per seguire il suo genio abbandonò la famiglia e la Sardegna. Ostinatamente aveva voluto proseguire gli studi in privato dopo essere stata costretta ad abbandonare la scuola alle elementari poiché, a quel tempo, era consuetudine far studiare i figli maschi piuttosto che le donne alle quali, secondo certa mentalità del tempo, non si confaceva altro che il focolare domestico. La Deledda andò a vivere a Roma giovanissima per ribellarsi a questo destino e realizzare la sua vita di scrittrice divenendo un esempio e non solo per le donne ma per chiunque voglia seguire il proprio genio. creativo. Resta immenso l’amore per la Sardegna, le descrizioni della Natura della quale percepiva e trasmetteva la bellezza incontaminata, in senso animista, legato alle tradizioni antiche e ai culti precristiani. I suoi personaggi sono figli della Natura e dei paesaggi nei quali vedono rispecchiati i propri sentimenti e passioni.